breve storia per raccontare una sensazione

la gatta si avvicinò furtiva alla caviglia del suo padrone. si era addormentato un’altra volta sulla scrivania nel vano tentativo di studiare. era così ad ogni primavera, appena l’aria cominciava a riscaldarsi non riusciva mai a vedere le uncidi di sera. studiare o non studiare, esame o no, alle undici ZACC, stava gia dormendo.
la gatta a volte se ne accorgeva e allora si avvicinava piano, dava qualche annusata in giro, girava tra le gambe della sedia. poi quando le andava a genio balzava sopra la scrivania e leccava le dita del ragazzo.
lui si svegliava un po’, vedeva la sua gatta ed era felice, finalmente qualcuno con cui poter comunicare senza usare le parole, pensava, intanto la accarezzava un po’ e si alzava quasi subito per stendersi a letto, in modo da evitare di addormentarsi di nuovo sopra la scrivania.
il letto era comodo e fresco, un ottimo luogo in cui affondare ogni male. la gatta lo guardava dal pavimento con uno sguardo interrogativo, come a chiedrgli se poteva salire sul suo letto. lui gli rispondeva. gli diceva "no mi dispiace, ma queso serve a me, per annegare l’angoscia delle mie giornate, dovrai trovarti un altro posto." a queste parole si sentiva come uno sceriffo dei vecchi western quando becca un bandito nel posto sbagliato … <ehi. questo e il MIO saloon. trovatene un altro se devi proprio combinare casini>. lo pensava ogni volta, e ogni volta sorrideva mentre si comfrontava con il suo sceriffo immaginario. pigiama azzurrino svampito contro jeans logori e camicia. scalzo e con i piedi pallidi contro un paio di stivali che hanno camminato per mille miglia e altre mille e più ne faranno. per non parlare della pistola e del cappello. la stella era solo il simbolo del suo lavoro, per lui non significava molto.
a questo punto i suo pensieri tornavano alla realtà e sentiva il cigolio della porta che si apriva leggermente mentre la gatta usciva.
ma quella sera la porta non fece alcun rumore.
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