capitolo 2

<che ore sono?>
<le nove.>
<cavolo.>
<che hai.>
<ho che ci tocca stare qua a far finta di studiare finchè non si addormenta.>
<non manca poi molto, inoltre sta sera fa particolarmente caldo, potrebbe anche crollare prima del solito.>
<io non ci conterei… comunque, che stai leggendo?>
tre cose erano certe quella sera:
uno, Gatt si sarebbe addormentato entro le undici.
due, entro le undici Davide e Stella saranno alla festa.
tre, Davide e Stella NON stavano studiando marketing.
<ritratto in seppia.>
<robe da donne…>
<ah. e tu che leggi?>
<marketing? no, leggo un giallo.>
<sempre meglio del topolino dell’altra sera…sst sta tornando.>
ovviamente questo scambio di letture se lo poterono permettere solo perchè Gatt era uscito a portar via la spazzatura, che nel gergo delle persone semplici poteva essere tradotto con "andare al bagno".

Gatt era un bravo ragazzo, non dava fastidio a nessuno, a vederlo a prima vista nessuno direbbe che potesse farsi degli amici invece stupì un po’ di persone. aveva la capacità innata di riuscire a suscitare l’interesse negli altri, non necessariamente interesse verso se stesso, soprattutto sulle cose che lo appassionavano. che lo appassionavano molto.
lo sapeva bene Davide questo, le cose che appassionavano molto Gatt era fondamentalmente due: la sua gatta e la scuola. per quel motivo loro tre si trovavano nel soggiorno di Gatt quella sera. quel venerdì sera. quel venerdì sera c’era anche una festa e lo sapevano tutti e tre. non si sa come, lui e stella si erano fatti convincera a studiare assieme quel venerdì sera in vista dell’esame di lunedì, olretutto facevano parte di un gruppo di studi di cui erano gli unici componenti.
per quanto riguarda la gatta viveva quasi in simbiosi con Gatt, per questo lo avevano soprannominato così. Un giorno Gatt raccontò a Davide che la sua gatta lo svegliava quando si addormentava sopra la scrivania. ma non per sbaglio, tipo cadendogli addosso, le sue parole furono testualmente "quando mi addormento sopra la scivania la gatta dopo un po’ mi viene a svegliare" lo disse come se fosse stata sua madre a farlo. quello stesso pomeriggio Davide lo disse a Stella, il suo commento fu <mia madre fa irruzione nella mia camera, spalanca la porta e le sue ciabatte rimbombano ovunque, come se stesse pestando apposta i piedi per terra, e non soddisfatta alza la persiana, con forza, per fare più rumore, e spalanca la finestra, anche d’inverno. poi se ne va furtiva. fa così anche la gatta?> Davide ci pensò un attimo su poi scoppiò a ridere. <non c’è niente da ridere.> gli disse seccata Stella <mi ci sono voluti anni a toglierle questo vizio>.
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