si pronto..?

cosa dovevo fare?

ah

due delle mie grosse pecche sono la memoria e l’indecisione.

esempi di indecisione. sabato stavo uscendo dovendo passare tutto il pomeriggio in giro mi sono messo le scarpe ginniche, ma la sera sarei uscito probabilmente senza tornare a casa e avevo voglia di mettermi gli stivali e sono rimasto con un piede in macchina e uno fuori a rimuginare sul se prendere gli stivali e cacciarli in bagagliaio oppure no… poi sta mattina stavo uscendo e non sapevo che casco prendere su, quello nuovo o quello vecchio quello nuovo o quello vecchio? distrugge il cervello questa cosa.

la memoria beh… si spiega da sola…

cosa stavo dicendo?

poi non mi piace chi risponde al telefono e dice “ciao sergio” solo perchè sullo schermo si vede chi chiama, così la parola pronto diventerà univoca. senza parlare del fatto che gli scherzi telefonici andranno a farselo mettere la dove non batte il sole. e poi è stresante, quello che chiama non serve che si presenti, ma soprattutto non ha la possibilità di farlo, gli viene negata. non fa bene allo spirito. uno che telefona tutto il giorno poi finirà per dimenticare chi è perchè non se lo può più ricordare.

basta so stufo, oggi ho gia detto anche troppo.

dialogo rurale in famiglia

madre si recò alla sme a comprare un fon nuovo.

padre dopo cena: “ooooh dai che vedemo sto fon!”

si noti che padre è il componente pelato della famiglia.

padre: “boia cossa chel pesa”

figlio: “pesa? ma no te o ghe ciapà in man??? dame”

madre: “si che o go ciapà in man, o go anca impissà.”

figlio : “beh dai…. iiii a vernise gommosa… dopo do volte che lo pusa a taca scrostarse…” figlio comincia a rigirarlo per vedere in che verso madre lo appoggerà al mobile “ah no, ghe xe a gommetta dal lato che lo pusa, semo salvi” intanto pensa che sia ben equilibrato anche se un po’ pesante. “ciapa, taca a spina. chea vaca de so mare…” la spina è come al solito di quelle tedesche.

padre comincia a cercare, a guardare, apre un mobiletto e ne estrae un adattore rubato al minifrullatore, lo collega e attacca alla corrente.

madre: ” non usare adattori o prolunghe”

figlio: ” -.-   si, ciao…” e accende non curante il nuovissimo fon che gli esplode in mano che si accende.

madre: “ghe xe i ioni? senti se ghe xe i ioni.”

figlio: “si ghe xe i ioni, nee me mudande ghe i ioni, i guIONI.”

il fon funziona bene, ha tre livelli di temperatura e tre velocità di ventola. due velocità di ventola. spenta, accesa e accesa forte. assomiglia a questo ma non mi sembra sia los tesso… manca il cosetti di gomma che si appoggia…

 

 

happy rainy day

quando piove

il mondo si divide in due categorie, quelli che hanno l’ombrello e quelli che invece si tirano sù la maglietta.

io oggi avevo l’ombrello.

a loro volta queste due categorie si dividono in due sottocategorie: quelli che che si sono portati via una maglietta per il fresco e quelli che erano tranquillamente in polo.

io ero tranquillamente in polo. anche se faceva un po’ fresco. abbastanza da desiderare di avere una felpina, una camicia o chessò.

morale della favola: non si può volere tutto dalla vita, anche troppo che avessi l’ombrello.

have some nice rainy days.

l’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì

la trama in breve:

Roland vuole arrivale alla torre nera, l’uomo in nero può indicargli la strada, per il resto vedi il titolo.

vedi anche: corso per essere sintetici.

vedi anche: io distruggo quello che mi piace.

 

invece, per la serie “le preveggenze”, mi sprecherò a indovinare il finale; sono a 250 pagine dell’ultimo libro quindi non so come finirà, quando lavrò finito farò un confronto.

Roland raggiunge la torre, il re rosso è solo un burattino, qualcosa di più gigante, troppo gigante, per essere compreso alberga nella torre. Roland, in un momento di sconforto di fronte a tale giganticità desidera di non esserci mai arrivato, di poter tornare indietro e di scegliere di fare altro. ma il ka è in agguato e l’uomo in nero scavalca una finestra per fuggire dal crollo della torre e corre verso il deserto, il pistolero lo inegue.

ovviamente il tempo e lo spazio sono totalmente irrilevanti al fine di spiegare qualcosa. ma tutte queste altre favole m’hanno un po’ stufato… il miscuglio col mago di oz mi bastava e avanzava.

INOltre, niente a che fare con i primi 3. quelli si che c’avevano i maroni al loro posto. qua mi sembra che qualcuno mi voglia far imparare qualosa. nno so… sarà come al solito questione di sfumature, come la differenza che passa tra una baldracca da lampione e una da saloon, o chiamarla puttana, baldracca o prostituta… questione di sfumature e mezze misure…

cambio.

oggi ho i capelli felici, sono proprio allegri, stanno belli composti e tutto il resto, in salute eccetera.

rubrica della pattumiera

detta anche: tutt le cose che volete sapere ma che non sapete di volerle sapere, ma soprattutto tutti i posti in cui evitate di guardare perchè dentro c’è solo schifezza. tipo qua, se pensate che io abbia scritto schifezze o inutilità siete liberi di sentirvi in diritto di andarvene senza leggere, basta che poi non rompiamo perchè io scrivo cazzate.

esempio: da noi si fa la raccolta differenziata porta a porta, che vuol dire che abbiamo i bidoni di smistaggio delle scoasse e poi li portiamo fuori in strada e passano a raccogliere le scoasse separatamente. quindi in casa mia c’è il mucchietto delle scartoffie, quello delle lattine/vetro/scatolette, il classico bidone della roba che non va da nessuna parte in particolare (quindi va in discarica) e il mitico magico bidoncino dell’umido. giu qua c’è un pezzo di campo con il letamaio (leamaro, per gli autoctoni; luamaro per i veri boari) e l’umido lo svuotiamo la, ma quello che è veramente interessante è: quando si cambia sacchetto, solitamente, la prima roba che ci si svuota dentro è il caffè usato.

sarà na coincidenza, sarà quello che volete… intanto è.

 

perla di saggezza del giorno: mettevi un segnalibro negli occhi così vi tenete il segno di dove stavate guardano.

prendete un frullatore. ffatto??

un po’ malinconico un po’ allegro un po’ “chi se ne frega” un po’ mi piacerebbe fare conversazione ma non ho proprio voglia di muovere la bocca un po’ il mio gatto è scappato sono andato a cercarlo e ora che l’ho ritrovato me ne torno a casa col gatto

frulla tutto e

non ne ho idea

sinceramente mi sembrava divertente ora mi pare un po’ triste

vabbè

ho altro da fare