nonno… la purga….

-ciao nonno!!- i nipoti fanno sempre un gran fracasso, e lo fanno sempre mentre sto schiacciando un pisolino, oh no, povero pisolino.

-nonno sei sveglio??-

-eh….adesso si…. grazie tante…-

-ti sei svegliato male nonno?-

-fa te… mi avete svegliato voi due..-

-ah, scusa, pensavamo fossi gia sveglio, di solito a quest’ora sei in giardino con un bicchiere di vino a fumarti la pipa-

-si, beh, d’estate, il 27 gennaio fa un po’ freddino per starsene alle cinque di pomeriggio a fumarsi la pipa in giardino, comunque non fa niente, tanto fra poco mi avrebbe svegliato vostra madre per farmi prendere la purga, vi ho gia detto quanto fa schifo?-

– si, più o meno ogni volta che ti svegliamo così come oggi.-

-quindi ve lo dico ogni giorno?- I bambini si misero a ridere, anche Carlo che di solito è sempre silenzioso e per i fatti suoi, oggi stava con Giacomo, continuava a non parlare ma almeno si vedevano che erano insieme.

-ascolta nonno, Carlo ti voleva chiedere una cosa-

-davvero? che cosa?-

-voleva chie-

-lascia parlare Carlo, che la tua lingua ha gia fatto abbastanza allenamento per questa settimana. dimmi Carlo, cosa vuoi chiedermi?-

-beh… ehm… la maestra… a scuola.. ci ha chiesto che cosa sapevamo della vita dei nostri nonni, una volta. si insomma, noi abbiamo i videogiochi ma tu cosa facevi da piccolo? e quasi tutti sapevano storie fantastiche dei nonni ma io no…

-aaaahhhh-

-allora ho chiesto a Giacomo ma neanche lui sapeva niente e siamo venuti a cercarti.-

-si.. a svegliarmi..-

– ce la racconti una storia?-

-uhmm.. si… tanto non c’è niente da fare. Allora come la volete la vostra storia?- Ovviamente Carlo ci vuole i mostri, mentre Giacomo che è più grandicello ci vuole delle belle ragazze.

-bene, allora sedetevi comodi, prima che arrivi vostra madre con la purga…

Un giorno, quand’era ragazzo io, che avrò avuto si e no dodici anni, andavo vicino a una vecchia fabbrica a vedere le donne che finivano di lavorare, quando era estate faceva n gran caldo, perchè in quella fabbrica faceva una caldo che era peggio del forno di vostra madre quando ci cucina dentro la faraona, ed era caldo anche fuori, perchè estate. Comunque le donne di una volta quando uscivano dal lavoro non erano tutte in ghingheri come oggi, erano prese come capitava, poteva capitare che qualcuna uscisse di corsa dalla fabbrica mezza spogliata per andare direttamente atuffarsi nel fiume li di fronte. E io ero li per questo, non capitava sempre, ma neanche così raramente come si potrebbe immaginare.

Un giorno di quell’estate che avevo dodici anni è scoppiato un incendio nella fabbrica e c’era un gran tran tran, gente che correva dappertutto e che si passava secchi d’acqua per spegnere il fuoco. quando fu sera il fuoco era spento ma la fabbrica era mezza bruciata e sarebbe restata chiusa per un bel po’ di tempo.

Il giorno dopo io non sapevo che fare, tutti i miei amici erano ancora in villeggiatura ed ero l’unico in paese, così decisi di andare lo stesso alla fabbrica, al massimo mi faccio un giro intorno e viene sera come ogni volta. Così feci.

Camminai per un po’ e arrivai al boschetto che c’era dall’altra parte della fabbrica, anche su quel lato si vedevano i segni dell’incendio ma ormai l’avevo visto, l’incendio non aveva più importanza per me. Sapete cos’era? Era un DRAGO!!!! Un cucciolo di drago rosso per essere esatti. Io gia ero al settimo cielo, un drago rosso tutto per me, non serve più consumare fiammiferi per accendere il fuoco, non mi servirà ne il motorino ne la macchina per non parlare della funzione “cane da guardia”.

Così mi sono avvicinato, piano, per non spaventarlo, aveva un bel corpo panciuto tutto liscio e rosso e un lungo collo nero, non sembrava preso bene… ho pensato che fosse rimasto coinvolto nell’incendio, o magari l’aveva appiccato lui.

-si dice appiccicato nonno.-

-cosa Giacomo?

-Gli incendi, si appicciccano.-

-no Giacomo, le caramelle mou si appiccicano, ai denti, gli incendi si appiccano.-

-oooh-

-ecco…ho perso il filo…

-il drago nonno.-

-grazie Claudio.-

-sono Carlo.-

-Ah si, scusami. Il drago, si, mi sono avvicinato e tanto per fare conversazione, sempre per la regola del non si sa mai, gli ho chiesto se era ferito. E lui mi ha risposto.

-Sono solo stanco morto- mi rispose il drago.

-ah, parli- feci io.-

-a quanto pare…-

-sei stanco perchè hai dato fuoco al capannone della fabbrica?-

-ma cosa dici ragazzo? io stavo cercando di spegnerlo, sono un drago rosso mangiafiamma, mica uno di quei lucertoloni grossi per niente che fanno sempre di quelle feste che durano giorno e poi a quelli della mia razza ci tocca ripulire…

-on ho mai sentito parlare della tua razza.-

-voi umano avete scoperto da poco le nostre tane-

-oh, mi dispiace.- mi sentivo realmente in colpa anche se non avevo fatto niente.

-non importa ragazzo, abbiamo raggiunto un accordo, noi draghi e gli umani, noi gli diamo una mano con gli incendi e loro ci danno da mangiare, per il resto del tempo siamo liberi di andarcene in giro, senza farci vedere troppo in giro, e se scoppia un incendio corriamo. Voliamo.

-oh, comunque, vuoi che ti porto a casa mia così ti rimetti in forza?-

-sarebbe gia un inizio, ma mi serve una cosa speciale per rimettermi in forma.-

-va bene- risposi io tutto felice -intanto ti porto a casa mia e poi sentiamo cosa ti serve.-

Arrivati a casa andai nel fienile con il drago, stando attento a non farmi vedere da mia mamma e da mio papà, che una volta mi hanno quasi fatto diventare sordo per aver portato a casa un rospo, figuriamoci se vedono un drago. Appoggiai il drago sulla paglia.

-beh? non vorrai mica lasciarmi qui per terra?-

-ehmmm no? sarebbe meglio se rimanessi nascosto, se i miei scoprono che ho portato un drago mi fucilano…-

-mmmm mettimi sopra un albero allora-

-sopra un albero?- gli chiesi

-si, grazie-

-va bene…-

allora lo misi sopra un albero fitto fitto di foglie così nessuno l’avrebbe visto, anche se il rosso sul verde si vede parecchio era abbastanza ben nascosto. mi sedetti sotto all’albero facendo finta di riposarmi, ma anche no, non era proprio leggero il drago…

-papà, è ora della purga.- mia figlia che grida dalla cucina e i nipoti che ridono.

-noooo non la voglio la purga.-

-dai papa non frignare come i bambini-

-ma noi non frigniamo- urlarono in coro Carlo e Giacomo.

bah, dammi qua sta purga, che schifo… adesso mi tocca sbrigarmi a finire la storia….allora chiesi al drago: -cosa ti serve? acuqa? carne?-

-intanto va bene così, ma ci sono delle persone che sanno di preciso cosa serve, a me non era mai capitata prima una cosa del genere, ogni tanto passavano a controllare che fossi in forma ma non ho mai avuto bisogno di niente del genere, ci dicevano “se serve qualcosa ci chiami”, ma io non so chi fossero. mi spiace ragazzo dovrai fare tutto con queste poche informazioni.-

-mmm, non sarà facile, ma forse riesco a combinare qualcosa- gli risposi io. Mi alzai e mi incamminai verso il tabacchino, che di solito sa sempre tutto e ne va anche fiero, così quando arrivai li gli dissi “allora, ho un drago rosso mangiafiamma mezzo morto su un albero, lei sa cosa devo fare?”. Il tabaccaro mi ha guardato perplesso, con un sopracciglio aggrottato e mi ha detto “ragazzino, forse tu non lo sai, ma i draghi non esistono”. vabbè, me ne sono andato, tanto con gente del genere è inutile mettersi a discutere, non capiscono niente e non sarò io a farglielo capire.

uscii e mi diressi al bar, tra una briscola e uno scopone scentifico c’è sicuramente qualcuno che sa sempre tutto. il bar era pieno. figurarsi, alle cinque e mezza. bar pieno, bicchieri pieni e vecchi che giocano a carte ovunque, sui tavoli, sul pavimento, in bagno, fuori, sul posacicche, sulla macchina del caffè, se non fosse stato per la forza di gravità sarebbero anche sul soffitto… andai dritto filato dal barista e gli dissi: “una gasosa un caffè corretto e il posto dove si rimettono in sesto i draghi rossi mangiafiamma”. Il barista si gira e mi guarda e mi fa: “qua, la gasosa, il caffè a te non te lo do neanche normale, figurarsi corretto, e i draghi… vai da tua mamma che te lo dice lei che i draghi non esistono…”

Oggi sono tutti simpatici… ho pensato… almeno avesse fatto piano il barista, ha urlato a gran voce e mi sono anche vergognato, ho capito che ero piccolo ma mi sarebbe anche andato bene senza farmi prendere in giro…

-ehi raggazzuolo, hai detto che hai un drago da mettere a posto?- era una voce alle mie spalle, volevo mettermi a ridere appena l’ho sentito, l’avevo9 gia sentita quella voce, nei film western, era l’immancabile vecchietto con la barba e un cappello distrutto che andava in cerca di oro nei torrenti e non lo trovava mai. mi sono girato per cercare il padrone della voce e ho visto un vecchietto con la barba e un cappello distrutto che sembrava appena tornato da un torrente in cui ha cercato oro che si sbracciava e mi faceva segno di uscire. e andai fuori.

-allora,sei tu che hai un drago?-

-si- gli risposi -ma non è che mi prende in giro?-

-prenderti in giro? un drago rosso mangiafiamma? una nuova specie, nuova per modo di dire, noi uomini abbiamo scoperto le loro tane da poco tempo, circa cinque anni e siamo riusciti a metterci d’accordo con loro: loro ci aiutano a spegnere gli incendi e noi gli diamo da mangiare, il resto del tempo se ne vanno in giro per i fatti loro.-

lo guardai allucinato, non ci credevo. -ma come fa a saperlo?-

-ero nella spedizione che li ha scoperti, ovviamente cercavamo oro, invece abbiamo trovato draghi…bah… erameglio l’oro. il tuo drago però dev’essere stanco, specialmente se ha da poco aiutato a spegnere un incendio.-

-infatti.-

-bene- il vecchio cercatore d’oro cominciò a frugarsi nelle tasche e ne tirò fuori un foglietto con un nome e un indirizzo -ecco, portalo qua, digli che ti serve una bella riempita.-

-grazie nonno.-

-non sono tuo nonno, comunque prego.-

ovviamente tornai a casa di corsa, presi il drago senza neanche spiegargli niente e corsì all’indirizzo segnato sul foglietto. c’era un uomo al cancello e gli dissi “mi serve una bella riempita” lui mi squadrò un momento e poi mi fece entrare, strano, neanche una domanda sul drago che avevo in braccio… più avanti c’era un altro uomo tutto vestito vestito con una tutona grigia a righe gialle e un casco e gli dissi: -mi serve una bella riempita-. lui mi sorrise e mi prese il drago dalle braccia. -dai qua, te lo riporto subito-.

dopo 5 minuti torno fuori il secondo uomo con il mio drago, sembrava gia più in forma di prima…

-ecco ragazzo, come nuovo, grazie al collare siamo risaliti alla compagnia e per i conti siamo gia a posto, puoi andare tranquillo-

-grazie signore.- risposi io, e me ne andai.

una volta lontano chiesi al drago: -allora come va?-

-mai stato meglio. grazie, sei stati gentile, scusa se sono stato un po’ scorbutico ma quando sono un po’ stanco sono anche di cattivo umore.-

-non fa niente, capita a tutti.-

-grazie ancora- mi disse. e s ne volò via.

-ecco ragazzi, questa è la storia di quella volta che ho portato a riempire un estintore-

-è una storia bellissima nonno, grazie.-

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